Autobiografia

 

LAURA presenta L`Aura

A sei anni c`e` una piccola pianola giocattola a tasti fasulli rossa e focosa.
A otto una piu` grande, molto piu` grande!
A nove un vero falso pianoforte. Comincio a (ri)comporre i primi pezzi (del puzzle).
A undici un violino alato, cinese.
A diciotto il violino si rompe, uccidendo il mio amore.

Fino ai dodici non credevo che cantare potesse avere un qualche effetto sulle persone.
A quattordici cambio casa, testa, e persone.
Mi trasferisco dal Niente, al Buco del Vuoto di Niente. Il mondo e` orribile.
Comincio il Liceo Artistico e dopo due mesi la scuola e` occupata. I miei quattordici non avrebbero essere potuto piu` belli; mi schiudo come un fiore tuffandomi nella musica. Penso che il mondo puo` non essere necessariamente orrendo.
A quindici incontro il mio manager che mi convince a non aver paura delle mie stesse creature. Nel giro di pochi mesi registriamo su un bel quattro piste una valanga di canzoni cupissime e lunghissime.
Mi schianto contro qualcuno che rivoluzionera` il mio modo di ascoltare musica e mi pone a contatto con alcune realta` fondamentali della musica leggera alternativa, che io al momento rifiuto categoricamente (perche` non capisco).
A sedici quei deliri confusi giungono alle orecchie di un produttore residente negli Stati Uniti e del suo manager, i quali decidono di finanziare un mio soggiorno in California perche` io impari a scrivere e a pensare in Inglese.

Alla soglia dei diciassette mi trasferisco a Berkeley. Il primo anno e` un Inferno: non capisco nulla e mi rifiuto di comunicare con l`esterno. Farcisco i miei pezzi con un`elettronica cupa e stralunata. Tanta gente che si trascina per le strade, specialmente di notte, e` sporca, stanca, disperata. Berkeley e` zeppa di quei derelitti che l`amministrazione governativa ha cacciato via dalle case di cura, privandoli di salute, lavoro, dignita`. Bello e crudele, il cielo della California guarda con implacabile calma stoica il ridicolo spettacolo di molti uomini che amano, si isolano, socializzano, creano, dividono, distruggono.

Il secondo anno, grazie ad un fortuito incontro con una ex cantautrice del folk anni `60 , Rita Weill Byxby, entro in contatto con artisti e culture di altri paesi, anche molto lontani in tempo e spazio.
Mi innamoro. ;)
A Diciotto c`e` il tracollo della piccola Label di cui faccio parte.
Torno a Brescia, sconsolata.
Gli spettri delle streghe pullulano per le vie.
Lavoricchio, mi nascondo e divento pietra.
Resto pietra finche` a Venti, dopo molte peripezie e molte canzoni, Andrea (Bariselli, il manager) decide di entrare in studio. Dice i pezzi ci sono, l`anima ce l`hanno; manca un produttore, dei musicisti e me, che in parte sono ancora spenta. Enrique, l`Amico Venezuelano di Berkeley, e` il produttore prescelto. I musici buona fetta dei veneti Mistonocivo. E, per magia, il sogno comincia a prendere forma…